L'A.C.P. (Associazione dei Concessionari Peugeot) è l'organismo che raggruppa i concessionari italiani della Casa Automobilistica francese. L'Associazione ha i seguenti scopi statutari:
a) tutelare e difendere gli interessi morali, giuridici, economici e sociali delle aziende associate; b) studiare e ricercare le soluzioni atte a migliorare l'efficienza delle imprese associate attraverso la razionalizzazione delle strutture aziendali; c) collaborare con la casa mandante per la realizzazione dei migliori risultati commerciali; d) favorire il mantenimento di buoni rapporti tra gli associati e tra gli stessi e la casa mandante.
L'A.C.P. aderisce alla FEDERAICPA, la federazione italiana delle Associazioni concessionari di tutte le marche, e alla A.E.C.P. (Amicale Européenne des Concessionaires Peugeot) della quale è socio fondatore.
Un po' di storia...
"Caro collega, sono lieto di informarti che il giorno 30 aprile scorso si è costituita a Torino la Nuova Associazione che riunisce i concessionari Peugeot-Talbot, denominata A.C.P.T......è importante che il lavoro del Consiglio sia sostenuto da una massiccia adesione dei Concessionari che partecipano alle strutture locali previste dallo Statuto..."
con queste parole il neo-eletto presidente Oreste Ruggeri, comunicava alla rete dei concessionari Peugeot-Talbot, con una lettera datata 20 maggio 1982, la nascita ufficiale dell'Associazione.
Questa data ci fa ricordare come l'ACPT sia venuta alla luce in un momento particolarmente delicato della storia dei concessionari e dei marchi Peugeot e Talbot, delicato per un duplice motivo:
1) Era il momento della fusione dei marchi e della conseguente unificazione della rete. 2) La situazione commerciale dei due marchi stava "attraversando una fase profondamente negativa, che pare inarrestabile e che non ha precedenti nella nostra storia", come esclamò un preoccupato Roberto Baroncini durante l'ultima assemblea dell'ASCOT (Associazione Concessionari Talbot).
L'ACPT è nata essa stessa come conseguenza della fusione dei marchi, è nata dalla fusione delle due Associazioni esistenti (ACIP e ASCOT), e si è trovata fin dalle prime battute a dover gestire una rete profondamente divisa da questa diversità di origini (ricordate le numerose diatribe tra gli ex-Peugeot e gli ex-Talbot?) con colleghi spesso in aperto e palese contrasto tra di loro a causa delle scelte effettuate dalla Casa e delle conseguenti selezioni venutesi a creare in molte zone. L'inizio non è certo stato dei più facili!
Il primo e fondamentale obiettivo da perseguire era quello di incrementare gradatamente, ma progressivamente l'adesione dei concessionari. Questo risultato, oltre che essere fondamentale per la forza e credibilità di un'associazione, veniva, forse in maniera provocatoria, sollecitato dalla dirigenza PTAI: "Questa lettera è per me l'occasione per confermarVi ufficialmente l'interesse della nostra società sull'esistenza di un'associazione Concessionari che desideriamo naturalmente la più rappresentativa possibile, che sia, cioè, l'espressione della quasi maggioranza dei concessionari, basata su una rappresentanza regionale" scriveva Etienne Legouy, direttore generale di P.T.A.I. Italia un mese dopo la nascita dell'ACPT. E' stato in questo difficile scenario che molti colleghi, hanno creduto fin dal principio ai valori dell'Associazione ed hanno voluto tenacemente perseguire gli obiettivi e gli scopi posti nel primo statuto:
a) tutelare e difendere gli interessi morali, giuridici, economici e sociali delle aziende associate;
b) studiare e ricercare le soluzioni atte a migliorare l'efficienza delle imprese associate attraverso la razionalizzazione delle strutture aziendali;
c) collaborare con la Casa mandante per la realizzazione dei migliori risultati commerciali;
d) favorire il mantenimento di buoni rapporti fra gli associati e fra gli stessi e la casa mandante, si sono rimboccati le maniche e con buona volontà, caparbietà, ed un oscuro lavoro, hanno portato ben presto all'ottenimento di risultati di tutto rilievo. "Abbiamo girato per tutta l'Italia facendo riunioni: pressoché ovunque; con lo scopo di portare nell'associazione la voce del maggior numero possibile di colleghi. Ci siamo incontrati molte volte con i rappresentanti della Casa per trasferire loro questa voce, a volte riuscendo bene, a volte con scarsi risultati. Siamo arrivati in brevissimo tempo ad avere la maggioranza dei colleghi aderenti e chi ha partecipato alle assemblee nazionali sa bene quanto questa maggioranza abbia saputo essere compatta nell'esprimere il proprio parere", scriveva il presidente Oreste Ruggeri nel Gennaio del 1985 sul notiziario ACPT NOTIZIE.
E proprio alla fine del 1985 l'ACPT poteva contare ben 203 associati su 241 concessionari (84%), un risultato che ha fatto entrare l'assemblea tenutasi a Brucoli nella memoria storica dell'Associazione. Finalmente, dopo la lunga e dolorosa selezione degli anni precedenti, si era raggiunta una situazione di stabilità della rete, una stabilità che ha permesso la nascita di una sorta di spirito di squadra che dal periodo della fusione non si era mai formato: non più "Ex Peugeot" o "Ex Talbot", ma una rete compatta che aveva ritrovato la propria identità. Ed in questo contesto non possiamo dimenticare il ruolo determinante che ha avuto il successo crescente della 205, un successo che ha permesso ai concessionari italiani, pur se ridotti di un quarto, di riprendersi dalle difficoltà attraversate negli anni precedenti. Risale proprio a questo periodo una delle prime e più importanti battaglie portate avanti dall'Associazione: la battaglia sulla redditività: "Auspichiamo che la politica della Casa abbia fra i suoi obiettivi prioritari la ricostruzione di un margine di redditività adeguato per i propri concessionari, reduci da anni di notevoli difficoltà economiche. Una rete che guadagna è una rete serena, efficiente, fedele" sottolineava una lettera inviata alla direzione PTAI datata 1986.
Ma i rapporti con la Casa erano ancora ben lungi dall'essere paritetici, sereni e reciprocamente propositivi. Nonostante i proclami di buona volontà, l'operato dell'Associazione era tenuto in scarsa considerazione, se non del tutto ignorato, soprattutto sugli argomenti più importanti e più direttamente coinvolgenti la rete. La strada da percorrere era ancora lunga e tortuosa.
L'Associazione tuttavia non si è mai persa d'animo, ed è riuscita in breve tempo, grazie alla caparbietà dei suoi rappresentanti, ma anche grazie alla forza dimostrata dal 90% di adesioni raggiunte, a concordare incontri bimestrali con la direzione PTAI per discutere tutte le problematiche inerenti l'attività commerciale e post-vendita proprie dell'attività dei concessionari.
Passo dopo passo l'importanza non solo formale, ma anche sostanziale dell'associazione ha iniziato ad essere riconosciuta dai vertici della Casa madre. E' importante sottolineare come nel 1986 il nuovo contratto di concessione sia stato stilato congiuntamente, grazie ad un dialogo aperto e senza pregiudiziali da entrambe le parti.
L'Associazione ha iniziato ad essere interpellata sempre più spesso in occasione della formulazione delle azioni commerciali, della politica dei prezzi, dei destoccaggi, delle presentazioni di nuovi modelli, delle problematiche inerenti il ritiro e la ricommercializzazione dell'usato. Permaneva, soffusa nell'aria, una sorta di reciproca diffidenza tra Casa e Concessionari, tuttavia il percorso cominciava a diventare molto più agevole e gli ostacoli più semplici da scavalcare.
Il 1987 è coinciso con l'entrata sulla scena di due personaggi il cui reciproco impegno ed il concetto condiviso di "lavorare insieme" hanno avuto conseguenze estremamente positive nella definizione di migliori rapporti tra l'Associazione e PTAI: Ermes Montevecchi alla
presidenza dell'ACPT e Jacques Puzenat alla Direzione Generale di Peugeot Talbot Italia.
Sono da sottolineare due traguardi importantissimo che il "lavorare insieme" ha permesso di raggiungere in tempi abbastanza brevi: in primis la definizione del listino prezzi su strada in accordo tra Associazione e Direzione Vendite. Quindi, secondo ma non per questo meno significativo, la stesura a quattro mani di un nuovo contratto per le officine autorizzate con le relative proposte provvigionali.
L'Associazione, finalmente, poteva affermare di essere nelle condizioni di assumere con piena legittimità il ruolo di "tramite principale" fra la rete dei concessionari e la direzione della Casa.
L'obiettivo fondamentale di ogni azione intrapresa sarebbe stato comunque quello di rendere sempre più remunerativo il lavoro del concessionario!
La fine degli anni '80, che commercialmente può essere ricordata per le ottime performance raggiunte dal marchio Peugeot in Italia e per i ragguardevoli risultati commerciali dei Concessionari, ha coinciso con due avvenimenti di grande rilievo per la vita dell'Associazione: il record assoluto di adesioni (92%) e la partecipazione diretta ed attiva dei membri dell'ACP alla costituzione dell'Amicale Europeenne des Concessionaires Peugeot (AECP), l'associazione che ha riunito al suo interno tutte le associazioni nazionali dei concessionari Peugeot-Talbot, un'entità che nel corso degli anni '90 vedrà gradatamente, ma esponenzialmente, riconosciuta un'importanza senza precedenti all'interno degli alti uffici della Direzione Generale di Parigi.
Questi anni '90, che erano iniziati sotto ottimi auspici dal punto di vista dell'euforia di mercato, cominciano tuttavia ben presto a presentare forti battute d'arresto.
L'aumento della concorrenza sempre più agguerrita, la richiesta di nuovi investimenti, una politica dei prezzi sempre più spinta hanno portato rapidamente a ridurre in maniera consistente quei margini che la rete, con molti sacrifici e con duro lavoro, aveva impiegato anni per ottenere. Il malcontento iniziava a fare capolino, e con esso anche l'Associazione che, forte del suo ruolo e del maggior peso conseguito nei confronti della Casa, faceva sentire a più riprese la propria voce trasmettendo le preoccupazioni, proponendo soluzioni, e cercando di condurre con PTAI un rapporto paritetico, coerente e basato su una grande professionalità.
Il nuovo Consiglio Nazionale, presieduto da Luciano Tremonti, e sorretto da un rinnovamento dello Statuto, divenuto più snello, flessibile e coinvolgente, non ha comunque avuto vita facile in questo mutato scenario, caratterizzato, tra le altre cose, anche da un turnover che, interessando direttamente i vertici PTAI, ha visto il passaggio di tre direttori generali, con tre visioni differenti del sistema di gestione della rete e del mercato e di confronto con l'Associazione, nell'arco di un anno (1991): Jacques Puzenat - Christian Delous - Michel Vandeputte.
L'Associazione, comunque, non si è mai scoraggiata, neppure in questa situazione, ma anzi, ha cercato di espandere sempre di più la propria attività ricercando sponsor (risalgono a questi anni i primi accordi con Esso e Sicit), ripristinando i rapporti a tre fra ACP-PTAI-PSA da qualche tempo bloccati, organizzando manifestazioni ed incontri extra-lavorativi (Week-end ad Asiago, week-end a S. Martino di Castrozza, settimana di vacanza a Rodi), profondendo un impegno di grande spessore nella comunicazione alla Rete ("sono state spedite 120 tra circolari e notizie flash alla Rete e 55 lettere a PTAI nel solo 1992", come ricorda il presidente nella relazione di fine anno), e ricoprendo un ruolo fondamentale di interlocutore nella determinazione delle politiche di lancio e commerciali della 106 prima, e della 306 successivamente.
Il mercato tuttavia continuava ad essere caratterizzato da fenomeni di forte recessione, situazioni che si ripercuotevano negativamente in termini commerciali, ma soprattutto reddituali, per la rete dei concessionari.
E come tutti sanno non c'è nulla di più demotivante per un imprenditore che il lavorare duramente, investendo mezzi e risorse economiche ed umane senza ottenere risultati.
Purtroppo, come spesso accade in queste situazioni critiche, anche la nostra Associazione ha dovuto pagare lo scotto di iniziare ad essere considerata, da parte di un certo numero di associati, un'istituzione scarsamente dotata di peso, di forza contrattuale, e quindi poco utile. Le defezioni di alcuni, pur se sostenute dalle più varie e plausibili motivazioni ed argomentazioni, hanno innescato un meccanismo vizioso di distacco, che come unico risultato ha avuto quello di portare effettivamente l'ACPT ed il suo presidente Giampietro Mazzoleni a vedere ridursi gradualmente la considerazione e l'importanza conquistata all'interno dei vertici della Casa costruttrice.
Cronologia del Comitato Esecutivo:
1983-1987 (due legislature)
Presidente: Oreste Ruggeri
Vice presidente: Roberto Baroncini
Amministratore tesoriere: Luigi Ponginibbi
Presidente onorario: Comm. Salvatore Secondi
1995
Comitato di reggenza:
Ermes Montevecchi, Gianni Carosi, Luigi Ponginibbi, Roberto Baroncini, Paolo Marchini, Marco Leopardi, Francesco Sarra, Fabio Padovan, Salvatore Scicolone, Piergiorgio Gori (tesoriere).
1996 - 1998
Presidente: Ermes Montevecchi
Vice Presidente: Luigi Ponginibbi
Vice Presidente: Franco Giunti
Vice Presidente: Salvatore Antoci
Vice Presidente Tesoriere: Antonio Ferrari
1999 - 2001
Presidente: Ermes Montevecchi
Da maggio 2001 Antonio Ferrari
Vice Presidente: Giuseppe Cossetta
Vice Presidente: Antonio Ferrari
Da maggio 2001 Giampaolo Ghiraldo
Vice Presidente: Antonio Veneruso
Vice Presidente: Salvatore Antoci
27/05/2002 Variazione Statuto con durata cariche biennali
2002 - 2003
Presidente: Giuseppe Cossetta
Vice Presidente: Franco Rendano
Vice Presidente: Giampaolo Ghiraldo
Vice Presidente: Franco Sarra
Vice Presidente: Giampiero Chiarenza
Past President: Antonio Ferrari